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Erosione costiera
venerdì 6 Febbraio 2026

Erosione costiera: un fenomeno in crescita tra crisi climatica e gestione sostenibile delle spiagge

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Erosione costiera: un fenomeno in crescita tra crisi climatica e gestione sostenibile delle spiagge

Erosione costiera

All’inizio del 2026, il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, è stato colpito da un’ondata di maltempo di intensità eccezionale, con piogge torrenziali, venti forti e mareggiate che hanno determinato gravi danni infrastrutturali e territoriali stimati in centinaia di milioni di euro in diverse province siciliane.

Erosione costiera e salute dell’ambiente: una dinamica complessa

Il rapporto tra maltempo, cambiamento climatico e condizioni delle coste italiane è evidenziato da studi scientifici che vedono l’erosione costiera come un fenomeno dinamico con forti implicazioni ambientali e sociali. Le aree litoranee, specialmente nel Centro-Sud, mostrano una progressiva fragilità dei sistemi costieri che rende queste zone più vulnerabili.

Ma l’erosione costiera influisce anche sull’equilibrio degli ecosistemi marini e terrestri, sulla protezione delle aree urbane e delle infrastrutture. Il ruolo delle spiagge, infatti, non si limita ad uno spazio di cui godere nel tempo libero, ma agiscono da vero e proprio “cuscinetto naturale” contro l’avanzata del mare.

Inquinamento delle spiagge: rifiuti plastici e microplastiche

Una delle cause che aggrava lo stato di salute delle coste è rappresentata dall’inquinamento da rifiuti sulle spiagge, fenomeno che mette sotto pressione gli ecosistemi costieri e facilita processi erosivi indiretti. Secondo l’indagine Beach Litter 2025 condotta da Legambiente e altre organizzazioni, lungo le coste italiane si rilevano in media 892 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia monitorati, di cui circa l’80 % è costituito da plastica o derivati della plastica. Un dato in aumento rispetto alla precedente edizione che mostra come la plastica sia la frazione dominante dei rifiuti spiaggiati.

La presenza massiccia di plastica e microplastiche non è solo un problema di decoro: questi materiali si frammentano ulteriormente, penetrano in ecosistemi fragili, causano danni alla fauna marina, che può ingerirli o rimanere intrappolata, fino a trasferirsi nelle catene alimentari.

Verso nuove normative: la disciplina UE sulle microplastiche

Per contrastare l’inquinamento da microplastiche e ridurre la dispersione di particelle plastiche nell’ambiente, l’Unione Europea ha adottato negli ultimi anni una serie di regole e restrizioni legislative. Una normativa chiave è il Regolamento (UE) 2023/2055, parte della disciplina europea REACH, che limita l’uso intenzionale di microplastiche in prodotti di consumo e impone restrizioni su particelle di polimeri sintetici di dimensioni inferiori a 5 mm.

In aggiunta, a dicembre 2025 è entrato in vigore un nuovo regolamento UE volto a ridurre l’inquinamento da microplastiche derivanti dai pellet di plastica, una delle principali fonti di microplastiche involontarie nell’ambiente marino. Le regole richiedono a operatori economici e trasportatori di implementare piani di gestione del rischio, evitare fuoriuscite accidentali e bonificare eventuali dispersioni. L’obiettivo strategico dell’UE è ridurre del 30 % le emissioni di microplastiche nell’ambiente entro il 2030, attraverso un mix di restrizioni sulla produzione, gestione e dispersione dei materiali plastici.

Gruppo Esposito: soluzioni tecniche per prevenire erosione e migliorare la salute ambientale

Nel contesto delle sfide ambientali descritte, Gruppo Esposito si inserisce con una soluzione tecnica e operativa orientata al recupero e alla valorizzazione delle spiagge colpite da inquinamento e fenomeni erosivi.

Ecocentro Sardegna, impianto brevettato a livello europeo per il recupero e la trasformazione dei rifiuti spiaggiati, utilizza tecnologie avanzate di lavaggio e separazione per trattare grandi quantità di sabbia raccolta dagli arenili, rimuovendo rifiuti e frazioni indesiderate per restituire sabbia pulita e certificata al sito di provenienza.

Gli impianti sono in grado di processare circa 100 tonnellate al giorno di materiale spiaggiato, recuperando oltre il 70 % di materie prime di qualità elevata conformi alle norme tecniche e ambientali dell’Unione Europea. Questo tipo di intervento non solo contribuisce a ridurre l’inquinamento costiero da plastiche e rifiuti, ma ha anche un ruolo diretto nella lotta all’erosione costiera.

In questo quadro, l’adozione di regole europee più rigorose sulle microplastiche e l’attività di recupero dei sedimenti spiaggiati rappresentano strumenti complementari per mitigare gli impatti ambientali e preservare la salute delle coste italiane.

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