Il PNRR e gli investimenti nel settore dei rifiuti: tra promesse e realtà
Il PNRR e gli investimenti nel settore dei rifiuti: tra promesse e realtà
Nel 2021 il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato 2,1 miliardi di euro per potenziare le infrastrutture nella gestione dei rifiuti. Circa il 60% di queste risorse doveva andare alle regioni del Centro-Sud, dove le carenze nella raccolta differenziata e nel trattamento sono storicamente più acute. Le premesse erano chiare. L’applicazione, meno.
I fondi fanno capo all’Investimento 1.1 della Missione M2C1 del PNRR, articolato in tre linee di intervento:
- Linea A: miglioramento e meccanizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani (600 milioni di euro)
- Linea B: ammodernamento e realizzazione di nuovi impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti urbani intercettati dalla raccolta differenziata (450 milioni di euro)
- Linea C: ammodernamento e realizzazione di impianti per il trattamento di assorbenti, fanghi di depurazione, rifiuti di pelle e tessili (450 milioni di euro)
Cosa dicono i dati sulla distribuzione dei fondi
A distanza di alcuni anni, i dati mostrano che la distribuzione effettiva degli investimenti non ha rispettato le previsioni iniziali. Una parte consistente delle risorse si è concentrata nel Centro-Nord, mentre le regioni meridionali, quelle che avrebbero dovuto beneficiare della quota maggiore, restano indietro. Il divario infrastrutturale non si è ridotto nei tempi e nelle misure attese.
Non è una sorpresa. Il settore della gestione dei rifiuti sconta nel Mezzogiorno ritardi che risalgono a decenni prima del PNRR: autorizzazioni lente, burocrazia frammentata, difficoltà nel reperire operatori tecnici specializzati. Fondi disponibili non significano automaticamente impianti costruiti e operativi. Tra l’assegnazione e il cantiere esiste un percorso lungo, e spesso è lì che i progetti si fermano.
La risposta concreta: cosa si costruisce nel Centro-Sud
Il Gruppo Esposito lavora in questo settore dal 1998, con un modello basato sulla progettazione e realizzazione di impianti di trattamento rifiuti chiavi in mano. Negli ultimi anni buona parte dell’attività si è concentrata proprio nel Centro-Sud, dove la domanda di infrastrutture adeguate è più alta e l’offerta più carente.
In Sardegna è in corso la realizzazione di un impianto per il CIPSS (Centro Impianti per il trattamento dei Rifiuti Speciali Sostenibili) ad Alghero. Sono già operativi gli impianti di Ostia, Guidonia Montecelio, Ariano Irpino e Quartu Sant’Elena. In totale, gli impianti realizzati dal Gruppo superano quota 15, per le principali società pubbliche e private di gestione rifiuti del paese.
Ogni sito attivo trasforma i rifiuti in materie prime secondarie riutilizzabili, seguendo il principio su cui si regge l’economia circolare: lo scarto è un materiale da recuperare, non qualcosa da smaltire. Questo approccio non dipende dai tempi del PNRR. Funziona dove esiste un impianto, dove qualcuno ha già percorso l’iter tecnico e autorizzativo necessario a renderlo operativo.
I fondi pubblici possono accelerare l’infrastrutturazione del Centro-Sud. Per colmare il divario, però, servono operatori con esperienza tecnica reale, capaci di muoversi tra progettazione, autorizzazioni e gestione operativa degli impianti. Altrimenti i miliardi restano sulla carta e le scadenze del 2026 diventano un problema anziché un’occasione concreta.