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martedì 20 Luglio 2021

Un Impianto innovativo per il trattamento del limo

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Un Impianto innovativo per il trattamento del limo

impianti trattamento e recupero limi

Chi gestisce un impianto di depurazione civile o industriale sa che la pulizia periodica delle vasche è manutenzione ordinaria, non emergenziale. Il problema è che il modo in cui viene fatta, in molti casi, è rimasto invariato da decenni. E il contesto attorno è cambiato parecchio.

Come si formano i depositi di limi nelle vasche

Nelle vasche di ossigenazione e denitrificazione, la biomassa batterica responsabile del trattamento biologico è in continua attività. Le particelle organiche in sospensione rallentano nei tratti dove il flusso d’acqua è meno veloce: le curve, i punti morti, le zone a bassa turbolenza. Qui tendono a legarsi con le componenti inorganiche fini presenti nell’acqua, come sabbia e argille. Il materiale combinato è più denso, precipita e si deposita sul fondo.

Il processo è lento ma costante. Il deposito cresce, occupa volume utile, riduce la capacità della vasca e altera la circolazione. Più si aspetta, più il materiale si compatta e più l’intervento diventa complicato. Il rifiuto che si estrae ha un’umidità superiore al 30%, il che crea problemi già nella fase di movimentazione, prima ancora di pensare al conferimento.

Perché il conferimento diretto in discarica non regge più

Il metodo tradizionale è semplice: si estrae il materiale dalle vasche e lo si porta in discarica. Tutto, il 100%. Per anni ha funzionato perché le discariche erano accessibili e i prezzi contenuti. Nessuna delle due condizioni vale ancora.

Le discariche che accettano materiale con umidità superiore al 30% sono sempre meno. Quelle che lo accettano applicano prezzi crescenti. E c’è il quadro normativo: la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo, recepita in Italia dal D.Lgs. 152/06, stabilisce che il recupero dei rifiuti è da privilegiare rispetto allo smaltimento in discarica. Conferire direttamente in discarica il 100% del materiale estratto dalle vasche è, in questo senso, contrario alla gerarchia prevista dalla normativa.

Il risultato pratico, per chi gestisce un depuratore, è una combinazione di costi in aumento, difficoltà crescenti nel trovare impianti disponibili e una pressione normativa che spinge verso soluzioni diverse.

Il problema tecnico: trattare un materiale che non è omogeneo

Il materiale depositato nelle vasche non è monolitico. Contiene una frazione organica (la biomassa batterica che può tornare in ciclo) e una frazione inorganica (sabbia, argille, inerti fini). Trattarle nello stesso modo, conferendole tutte in discarica, è inefficiente sia economicamente che tecnicamente.

Se si separa la frazione organica da quella inorganica prima del conferimento, la prima (circa il 70% del totale) può essere reimmessa in testa all’impianto di depurazione, dove riprende a svolgere la sua funzione biologica. Solo la frazione inorganica residua, ridotta al 25-30% del totale e meccanicamente disidratata, diventa effettivamente un rifiuto da gestire. Con umidità al 25% s.s. può essere conferita con codice CER 190802 a impianti autorizzati al recupero, che applicano generalmente prezzi inferiori alle discariche.

Ecocentro Tecnologie Ambientali, la divisione engineering del Gruppo Esposito, ha sviluppato e brevettato un impianto mobile per il trattamento e il recupero dei limi che opera direttamente in cantiere per effettuare questa separazione. I test su scala reale presso un gestore di depurazione acque in Toscana hanno confermato riduzioni fino al 70% dei costi di trasporto e smaltimento rispetto al metodo tradizionale.

Una manutenzione ordinaria che vale la pena rivedere

La pulizia delle vasche di depurazione non sparirà dall’agenda di nessun gestore. La domanda è se ha senso continuare a gestirla con un approccio che era calibrato su un contesto di mercato che non esiste più. I costi di smaltimento in discarica salgono, le opzioni si restringono, la normativa va in direzione opposta.

Le soluzioni sviluppate dal Gruppo Esposito per il trattamento e recupero dei rifiuti coprono anche questa esigenza, con impianti progettati per operare in loco e adattarsi alle caratteristiche specifiche del materiale. Per chi gestisce situazioni più complesse che coinvolgono anche sedimenti da corpi idrici o terreni contaminati, i impianti per il trattamento di materiali da dragaggio e terreni di bonifica rispondono a esigenze correlate con soluzioni analoghe per principio ma differenziate per tipo di input.

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