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martedì 7 Dicembre 2021

Viaggio nel processo di trasformazione dei rifiuti: ecco la soluzione del Gruppo Esposito

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Viaggio nel processo di trasformazione dei rifiuti: ecco la soluzione del Gruppo Esposito

impianto lavaggio inerti

Un rifiuto da spazzamento stradale contiene sabbia, ghiaino, frazioni organiche, metalli e una quota di materiali non recuperabili. Trattato correttamente, oltre il 90% di quel materiale esce dall’impianto come prodotto certificato pronto per il mercato. Il restante viene avviato a smaltimento o recupero energetico. Quello che segue è un quadro dei materiali concreti che gli impianti di trattamento rifiuti del Gruppo Esposito producono e di come vengono reimmessi nei cicli produttivi.

I materiali che escono dagli impianti

Prendendo come riferimento gli impianti per il recupero delle terre da spazzamento stradale (EER 200303), che trattano oltre 385.000 tonnellate l’anno, le frazioni recuperate sono le seguenti.

  • Sabbia, ghiaino, ghiaietto — materie prime secondarie per aggregati cementizi e bituminosi. Conformi al test di cessione D.M. 5 febbraio 1998 (come modificato dal D.M. 186/2006) e alle normative UNI di settore. Commercializzati con marcatura CE.
  • Metalli ferrosi — avviati a recupero in impianti metallurgici.
  • Fanghi — rifiuti non pericolosi recuperabili in fornaci autorizzate o avviati a smaltimento in regime ordinario.
  • Rifiuti misti e organici — inviati a termovalorizzatori o smaltimento in discarica, nelle quote non recuperabili come materiale.
  • Materiali grossolani — inerti non pericolosi avviati a recupero in impianti autorizzati.

La stessa logica di recupero si applica, con configurazioni impiantistiche diverse, ai rifiuti spiaggiati, ai limi e fanghi di depurazione e ai materiali di dragaggio. La tecnologia che permette la separazione è il soil washing, brevettata e sviluppata internamente dal Gruppo Esposito.

Da materia prima secondaria a prodotto per l’edilizia: Ecolego

Sabbia e ghiaia recuperate dal trattamento non restano semplici inerti sfusi. Con il progetto Ecolego, sviluppato da Ecocentro Tecnologie Ambientali (società del Gruppo), questi materiali diventano manufatti prefabbricati componibili in calcestruzzo prodotti al 100% con materiali riciclati di qualità certificata.

I blocchi Ecolego vengono impiegati come pareti divisorie, dissuasori del traffico e box per la raccolta di materiali. Prodotti fisici, con un mercato, realizzati interamente da frazioni che altrimenti sarebbero finite in discarica come rifiuto speciale a carico di chi li produceva.

Le certificazioni applicabili includono la marcatura CE con sistema di attestazione 2+ (Regolamento UE 305/2011) e la certificazione EPD (Environmental Product Declaration), che attesta in modo verificabile l’impatto ambientale del prodotto lungo tutto il ciclo di vita.

Il passaggio dal rifiuto al prodotto certificato richiede impianti progettati con quella specifica finalità, non adattamenti di tecnologie generiche. È questa la ragione per cui il Gruppo Esposito gestisce direttamente gli impianti che ha progettato: i dati di recupero (>90% sulle terre da spazzamento) si verificano su volumi reali, non su simulazioni.

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