Soil washing in Italia: tecnologia, normativa e impianti attivi
Soil washing in Italia: tecnologia, normativa e impianti attivi
Il soil washing è ancora poco conosciuto nel dibattito pubblico italiano, nonostante sia al centro di uno dei processi più rilevanti per la gestione dei rifiuti da spazzamento stradale. In Italia esistono oggi oltre 15 impianti attivi basati su questa tecnologia, che ogni anno trattano centinaia di migliaia di tonnellate di materiale che altrimenti andrebbero in discarica.
Il motivo per cui la tecnologia soil washing in Italia ha guadagnato terreno negli ultimi vent’anni non è ideologico: è normativo ed economico. Le direttive europee fissano obiettivi di riciclo sempre più stringenti, il D.M. 152/2022 ha ridefinito i criteri End of Waste per le terre da spazzamento, e le scadenze PNRR al 2026 impongono un’accelerazione concreta nella realizzazione di nuovi impianti di trattamento.
Il contesto normativo che guida l’adozione del soil washing
Il D.M. 152/2022 stabilisce i requisiti End of Waste per le terre da spazzamento stradale (EER 200303): perché uno scarto esca dalla classificazione di rifiuto e diventi materia prima secondaria certificata, deve soddisfare precisi requisiti analitici e ottenere la marcatura CE. Il soil washing, applicato correttamente, è il processo che permette di raggiungere questi standard in modo sistematico e verificabile.
Sul fronte europeo, gli obiettivi fissati per il 2035 richiedono che il tasso di riciclo raggiunga almeno il 65% e che il conferimento in discarica scenda sotto il 10%. Per rispettare questi numeri serve un salto di capacità impiantistica che non può avvenire solo con la raccolta differenziata: serve trattamento.
Il gap impiantistico italiano e il ruolo del Nord Italia
L’Italia ha un problema strutturale nella distribuzione degli impianti di trattamento. Il Nord Italia concentra la maggior parte della capacità di trattamento delle terre da spazzamento a livello nazionale. Impianti in Lombardia, Piemonte, Emilia e Toscana lavorano anche per comuni e multiutility del Centro-Sud, dove la rete locale non è sufficiente.
Questo squilibrio ha un costo reale: trasporto, tempi di attesa, difficoltà nella rendicontazione PNRR. Il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (PNGR) ha identificato il potenziamento della rete impiantistica come una priorità, ma i tempi autorizzativi e la complessità tecnica delle installazioni rendono i nuovi impianti un investimento a lungo orizzonte. Gli investimenti PNRR nel settore dei rifiuti accelerano il processo, ma la pressione sulle scadenze rimane alta.
Il soil washing in Italia è quindi un settore in crescita non per una moda green, ma per una necessità operativa certificata dalla normativa e dagli obiettivi europei.
Il Gruppo Esposito e la tecnologia soil washing in Italia
Il Gruppo Esposito ha realizzato il primo impianto europeo per il trattamento delle terre da spazzamento stradale nel 2004. Da allora ha costruito e gestisce oltre 15 impianti attivi sul territorio nazionale, con una capacità complessiva superiore a 500.000 tonnellate di inerti trattati ogni anno.
La tecnologia soil washing brevettata separa le frazioni organiche da quelle inorganiche attraverso un processo di lavaggio controllato, recuperando oltre il 70% dei materiali in ingresso come materie prime secondarie certificate. I prodotti ottenuti (sabbia, ghiaino, ghiaie) escono conformi al test di cessione D.M. 186/2006 e alle norme UNI-EN di settore, con marcatura CE ai sensi del Regolamento UE 305/2011.
Tra i clienti degli impianti realizzati figurano AMSA e APRICA (Gruppo A2A), ACEA, IREN, CEM Ambiente, ECONORD, Falck Renewable. Nuovi impianti in costruzione sono previsti in Campania (Giugliano, Agropoli), Puglia (Brindisi), Abruzzo (Rosciano) e Lombardia (Abbiategrasso, Soliera), con una strategia di localizzazione che punta sulle aree con le maggiori carenze infrastrutturali.
Gli impianti sono certificati ISO 9001 e ISO 14001, conformi ai requisiti End of Waste del D.M. 152/2022 e predisposti per rispettare le scadenze di rendicontazione PNRR entro il 2026.