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venerdì 18 Luglio 2025

Soil washing: la tecnologia avanzata per il recupero e la bonifica dei rifiuti

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Soil washing: la tecnologia avanzata per il recupero e la bonifica dei rifiuti

impianti trattamento rifiuti

Il soil washing è una tecnica di lavaggio chimico-fisico applicata a rifiuti solidi e terreni contaminati. Il principio è semplice da descrivere: gli inquinanti e le frazioni organiche si legano preferenzialmente alle particelle più fini del materiale (limi e argille), mentre gli inerti più grossolani (sabbia, ghiaietto) rimangono relativamente puliti. Il processo li separa, recupera gli inerti e concentra i contaminanti in una frazione residua di volume molto ridotto. Negli impianti soil washing del Gruppo Esposito, che trattano fino a 90.000 tonnellate di rifiuti all’anno, questo principio permette di recuperare circa 60.000 tonnellate di inerte pronto per la commercializzazione.

Il principio chimico-fisico alla base del processo

L’obiettivo del trattamento è trasferire i contaminanti dalla fase solida alla fase liquida, usando l’acqua come vettore, e poi separare le particelle in base a granulometria e peso specifico. Le sostanze inquinanti si concentrano sulla frazione fine (sotto 63 micron), che viene estratta e inviata al trattamento dei reflui. La frazione grossolana, liberata dai contaminanti, diventa materia prima seconda certificata.

A seconda del tipo di contaminazione, l’acqua di processo può essere addizionata con solventi o reagenti chimici specifici che favoriscono il distacco molecolare degli inquinanti dagli inerti. La configurazione dell’impianto varia in funzione del materiale in ingresso: non esiste un diagramma di flusso universale, ma un set di fasi modulari che si combinano in modo diverso caso per caso.

Le cinque fasi del processo

1. Stoccaggio, selezione e vagliatura preliminare

Il materiale in ingresso, spesso eterogeneo, viene accumulato in aree di stoccaggio dedicate e poi alimentato alla prima fase di selezione meccanica a umido. Un vaglio stellare effettua la macro-separazione iniziale: plastiche, ramaglie e rifiuti ingombranti vengono allontanati subito. Questo passaggio protegge i macchinari delle fasi successive e ottimizza l’efficienza dell’intero ciclo.

2. Lavaggio controcorrente e attrizione

Il materiale pre-selezionato entra in una vasca di attrizione, dove subisce un lavaggio intensivo in controcorrente. Getti d’acqua ad alta pressione disgregano le zolle e staccano la frazione organica da quella inorganica. È la fase più energeticamente intensa del processo e quella che determina in larga misura la qualità del prodotto finale.

3. Separazione granulometrica e idrociclonatura

La miscela portata in sospensione liquida viene inviata tramite pompa centrifuga a un idrociclone brevettato. La forza centrifuga separa la torbida organica e i contaminanti leggeri dalla componente inerte pesante. Per le sabbie più fini, il sistema integra separatori gravimetrici a spirali, che rimuovono microplastiche e contaminanti antropici leggeri. Deferrizzatori magnetici e sistemi a correnti indotte intercettano i metalli ferrosi e non ferrosi.

4. Depurazione e ricircolo delle acque

Le acque di lavaggio, cariche di inquinanti disciolti o in sospensione, vengono convogliate in un impianto di depurazione integrato. Il trattamento prevede precipitazione, disemulsionamento, coagulazione, flocculazione e sedimentazione, seguiti da filtrazione su sabbia, adsorbimento su carboni attivi e processi biologici a fanghi attivi. Il risultato è il recupero di oltre l’80% della risorsa idrica, reimmessa nel ciclo produttivo. Un impianto che scaricasse le acque di processo sarebbe insostenibile sia economicamente che ambientalmente: il ricircolo non è un optional.

5. Disidratazione e gestione dei residui

I fanghi concentrati estratti dal processo vengono inviati alla sezione di disidratazione meccanica (filtropresse o centrifughe), che riduce drasticamente il volume del residuo destinato allo smaltimento finale. Le frazioni inerti pulite passano invece attraverso un vibroasciugatore che ne abbassa l’umidità fino agli standard richiesti per lo stoccaggio e la commercializzazione.

I materiali in ingresso: sei campi di applicazione

La stessa tecnologia di base si adatta a flussi di rifiuti molto diversi tra loro, modificando configurazione, pressioni e reagenti. Il Gruppo Esposito la applica su sei categorie principali:

  • Terre da spazzamento stradale (EER 200303): il fango e il terriccio raccolti dalle autospazzatrici nelle aree urbane. Il tasso di recupero su questo flusso supera il 90%.
  • Rifiuti spiaggiati e pulizia arenili: posidonia, alghe e rifiuti marini misti a sabbia. La separazione recupera la frazione sabbiosa intrappolata tra i materiali organici.
  • Bonifica di terreni contaminati: trattamento on-site o in impianto per siti compromessi da idrocarburi, metalli pesanti e altri agenti inquinanti.
  • Materiali di dragaggio: sedimenti estratti da porti, canali e corsi d’acqua, spesso contaminati da metalli e idrocarburi.
  • Limi e fanghi di depurazione: sedimenti accumulati nelle vasche di trattamento civili e industriali.
  • Scorie pesanti da inceneritori (IBA): separazione dei metalli e lavaggio degli inerti derivanti dai termovalorizzatori.

I prodotti in uscita e le certificazioni

Il processo genera sabbia, ghiaietto e ghiaino come frazioni inerti principali. Questi materiali non escono dall’impianto come scarti generici: vengono certificati secondo standard precisi e commercializzati come materie prime seconde per l’edilizia e la pavimentazione.

Le certificazioni applicabili ai prodotti degli impianti del Gruppo Esposito includono:

  • Conformità al test di cessione D.M. 5 febbraio 1998 e al D.M. 186/2006
  • Marcatura CE con sistema di attestazione 2+ (Regolamento UE 305/2011)
  • Certificazione EPD (Environmental Product Declaration)
  • Conformità agli standard APAVE ISO 9001 e ISO 14001

La gestione diretta degli impianti — il Gruppo Esposito non si limita a progettarli e venderli, ma li opera in proprio — è la ragione per cui le garanzie prestazionali sui tassi di recupero e sulla qualità dei materiali sono verificabili su dati reali, non su simulazioni. 90.000 tonnellate trattate all’anno sono un numero che si ottiene da impianti che funzionano, non da specifiche tecniche su carta.

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