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venerdì 23 Settembre 2022

Rifiuti speciali e rifiuti urbani: la mancanza di impianti di trattamento costa 1 miliardo di euro all’anno a causa dell’export

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Rifiuti speciali e rifiuti urbani: la mancanza di impianti di trattamento costa 1 miliardo di euro all’anno a causa dell’export

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L’Italia è leader nel riciclo ma è ancora carente sul recupero e trattamento dei rifiuti per l’assenza di un’adeguata copertura impiantistica sul territorio.

Questa la segnalazione che emerge dal Report “Ambiente, Energia, Lavoro – La centralità dei rifiuti da attività economiche”, presentato da Assoambiente (Associazione Imprese Servizi Ambientali ed Economia Circolare), che evidenzia come l’incapacità di trattare e gestire il rifiuto all’interno del territorio nazionale, costa al Bel Paese circa 1 miliardo di euro l’anno.

Panoramica sulla produzione di rifiuti in Italia

Nel 2019 sono stati prodotti nel nostro Paese circa 193 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 163 milioni circa sono speciali e 30 milioni circa urbani. I rifiuti speciali rappresentano quasi l’85% della produzione totale, per questo la capacità di poterli trattare e gestire assume una rilevanza strategica, sia in termini economici che ambientali. Dall’analisi fornita da Assoambiente emerge un’Italia leader nel riciclo e recupero dei rifiuti speciali e urbani ma con ancora enormi margini di miglioramento per quanto riguarda i dati sulle esportazioni.

Infatti, il 65% dei rifiuti speciali gestiti è stato avviato a recupero (di materia e di energia) ed il restante 35% ad operazioni di smaltimento.

Tuttavia, secondo i dati del Report, il 24% di questi rifiuti è stato trattato in un territorio diverso dalla regione di produzione, mentre il 3% all’estero.

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Report “Ambiente, Energia, Lavoro – La centralità dei rifiuti da attività economiche” – Assoambiente

Questo accade perché gli impianti di trattamento sono distribuiti in modo disomogeneo sul territorio nazionale, con prevalenza al Nord Italia 58%.

Inoltre, tali soluzioni non coprono il fabbisogno impiantistico reale di cui necessita il nostro paese, con una produzione di 10 milioni di tonnellate di rifiuti/anno ed un fabbisogno cumulato a cinque anni (2021-2025) pari a circa 34 milioni di tonnellate.

Non colmare questo gap significa continuare a cedere all’estero valore in termini di fatturato, occupazione, produzione di materie prime seconde, produzione di energia e gettito fiscale.

Ci si chiede dunque: “quali possono essere le possibili soluzioni?”

Una prima risposta arriva dal PNGR, il nuovo Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti, tra le riforme più importanti per il settore ambientale previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha posto tra gli obiettivi principali quello di realizzare una rete di impianti “minimi” per la gestione e il trattamento dei rifiuti per ridurre i flussi extra-regionali.

In questo scenario emergono le soluzioni del Gruppo Esposito, leader a livello internazionale nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti per il trattamento e recupero di diverse tipologie di rifiuti.

Sono già 10 gli impianti realizzati dal Gruppo, che sta già lavorando alla costruzione di altre tre strutture per il recupero delle terre di spazzamento, (e due al recupero di quelli spiaggiati).

Soluzioni destinate ad espandersi, visti i concreti risultati ottenuti e le performance di trattamento che si fondano sulla tecnologia bverettata basata sul processo di Soil Washing, la quale permette di recuperare oltre il 70% del materiale in ingresso e di trasformarlo in materie prime seconde certificate CE, utilizzabili da diversi settori industriali.

La strada tracciata dal Gruppo mira alla costruzione di nuovi impianti nelle aree di maggior bisogno e tarati in base all’effettiva dotazione infrastrutturale dei territori e sulla reale necessità di rifiuto da trattare, così da garantire un’adeguata autonomia e sostenibilità del sistema produttivo italiano.

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